14.08.2010 VALENTINA DORME @ PEOPLE INVOLVEMENT

14 Agosto 2010

VALENTINA DORME

PEOPLE INVOLVEMENT
+ ZU, DIAFRAMMA, GIORGIO CANALI, ZEN CIRCUS, TEATRO DEGLI ORRORI
Frigento (AV)


Il mio nome è Toni. Toni Maròn.

6 Agosto 2010

tony-maron-sl.jpg

Tutti mi chiamano Toni, con la “o” stretta, come si usa qui da noi. Non all’americana, né alla moda. E Toni Maròn è il mio nome e cognome. Dalle nostre parti, dove tutto ha il suo proprio nome, maròn sono due cose in particolare: maròn è la terra e maròn è la merda. Maròn come mio padre, che una volta mi disse: «L’importante è agire secondo coscienza».
Ho sempre pensato che essere Maròn non fosse per caso, ma apposta: che se non ti sporchi le mani, non combini un tubo. E allora io mi do da fare. A modo mio, ma mi do da fare.
Non ho un lavoro, sono un atipico. Gli altri, tanti sono in ferie, tanti stanno chiusi in casa per fingere che sono in ferie. Io invece, me ne giro per la città deserta, di notte. Perché mi piace essere sempre vestito a modo, anche se fa caldo, e di notte ci sto meglio, col mio cappello e l’impermeabile lungo. Mi sono dato a fare l’investigatore, privato per forza, e finora ho risolto un paio di casi, cose di poco conto: la sparizione del gatto della signora Marisa e quelle foto all’amante del farmacista Basso. Di questo secondo, a dire il vero, si è un poco parlato nel quartiere e la cosa in qualche modo mi ha messo in buona luce, pubblicizzato dicono, me e il mio mestiere. Allora ho preso in prestito la stanza in soffitta nella casa di nonna, lei da qualche anno deambula a fatica -passa le ore davanti alla televisione-, e ci ho sistemato un piccolo ufficio: una scrivania dell’Ottocento, una poltrona da barbiere che era stata di mio nonno e un attaccapanni che sembrerebbe un reperto alieno. Nell’angolo, una credenza con due bottiglie di qualcosa. Poi, sulla porta, ci ho messo su le iniziali. T & M, come fossimo in due. Invece sono solo io, Toni Maròn. E sotto detective, in piccolo.
Saranno state le due del mattino quando, in posa coi piedi sul tavolo e sigaro spento in bocca, mi entra quella rogna ambulante di Caio Sartore. Vestito da cowboy, gestiva una fattoria del biologico appena fuori città. Neanche due anni fa era in prima linea nella battaglia a difesa della caccia. Insomma uno coerente. Già pregustavo la rogna che mi avrebbe calato giù come un asso di bastoni. Riaccendo il toscano.
«Toni»
«Dime»
«Gò bisogno»
«Tutti gàvemo bisogno»
«No, ma stavolta so in mézo ae rogne»
Eccolo, pensai.
«Mi hanno fregato tutti i cavalli, giù alla fattoria» proseguì Caio. «Ma no a zè finìa. Me ne hanno messo uno in giardino, morto, squartato, senza a testa…»
Presi due ampi tiri di sigaro, aspirai pure. Che la puzza stavolta era forte. Quella puzza di pericolo vero, di rischio certo, di crimine concreto. Era il mio primo caso. Finalmente.


CANICOLA

6 Agosto 2010

 sl_agosto2010_coverok.jpg

Concept & Photo : Alberto Scapin
Starring: Stefano”Bud” Andrian


30.07.2010 VALENTINA DORME @ ZEROFEST

30 Luglio 2010

VALENTINA DORME

ZEROFEST
+ WHORA WHORA WASHINGTON
Lavagna (GE)


23.07.2010 VALENTINA DORME @ FONDAZIONE BENETTON

23 Luglio 2010

 VALENTINA DORME

FONDAZIONE BENETTON
Treviso


Numeri ma senza fisico Bravo ma non si applica

2 Luglio 2010

“Signora, suo figlio è bravo ma non si applica”. Parole che non uscivano dalla bocca dell’insegnante di matematica ma del Mister col baffo, allenatore della squadra giovanile di pallone. Il calcio è un fatto di episodi. Come il viaggio e il viaggiare: quelle “galoppate” insensate lungo la fascia laterale del campo, gesti atletici fulgidi, netti, epocali, inconcludenti. A fine corsa energie non sufficienti per un “cross” ai compagni. “Grinta!”. Il coach sembrava aver colto in pieno la mancanza di uno dei suoi giocatori tecnicamente più dotati, piedi buoni, visione di gioco, scatto bruciante ma, come dire, “poca voglia di vincere”. Eh, la vittoria. Il calcio dei settori giovanili scandiva la settimana di un ragazzino negli anni ‘80 come poche altre cose: la scuola, il catechismo obbligatorio e la domenica a messa per finta. Due allenamenti e partita nel week-end. Almeno 10 anni, dalle elementari fino ai primi spinelli, passati a correre sui campi dei paesi limitrofi inseguendo palloni e gol (goals), piccole delusioni cocenti e vittorie di campanilismo becero e raffinatissimo. Purismi. Spesso chi ha scalciato qualche pallone e giocato con una qualsiasi casacca (sponsorizzata) sente l’autorità di dire dello sport più amato dagli italiani, adducendo la scarsa competenza degli interlocutori. Poche persone del Belpaese possono dire di non aver mai rincorso il fatidico pallone, ergo tutti esperti, i famosi 50 milioni e fischia di allenatori. E fateci convocare gli azzurri col televoto, suvvia! Ma per giocare bisognerebbe almeno capire il fuorigioco e il contropiede. E intuire l’ordine e la geometria, da manuale le ammucchiate “no far mùcio!” della categoria pulcini. Ma mondocalcio è anche altro. La xenofobia spazzata in un angolo dal torneo internazionale, frutto del gemellaggio tra gente di qui e gente d’oltralpe, coi quali si finiva inevitabilmente per urlarsi “pedé” e “reciòni” in allegria. La bellezza e la forza dell’epiteto, calciare come Platinì - Baggio - Maradona, dirsi veloci e precisi come Garrincha, Signori o Sneijder, darsi dei fantasisti cazzonari tipo Recoba, Gascoigne o Cassano. La psicologia di gruppo, quel “dai tosi, podémo fàrghea” che oggi si declinerebbe con tecnicismi da terapia di gruppo 2punto0. La sportività di quelle amichevoli col sorriso dove rotule e caviglie saltavano come popcorn sull’olio bollente. Ad ognuno la maglia, il nome e il numero, ad ognuno l’identità e un posto nel calcio d’Italia. Poi un bel giorno l’adolescenza, gli ormoni, la crisi e un addio non evitabile: “tosi, compagni, ragassi, mollo, smetto, boia me, ho da fare dell’altro, ho da mettere su un gruppo rock adesso”. Tutti zitti, increduli. È Gol!


DIO CALCIO

2 Luglio 2010

DIO CALCIO - STILELIBERO LUGLIO 2010

Concept: Alberto Scapin, Sebastiano Rizzardi
Photo: Davide Pellgrin


02.07.2010 VALENTINA DORME @ ROCKISLAND

2 Luglio 2010

 VALENTINA DORME

ROCKISLAND
+ MASSIMO VOLUME
Bottanuco (BG)


13.06.2010 VALENTINA DORME @ VALEGGIO ROCK FESTIVAL

13 Giugno 2010

VALENTINA DORME

VALEGGIO ROCK FESTIVAL
Valeggio sul Mincio (VR)


E se canti una canzone, Mou.

4 Giugno 2010

MOURINHO

In certi momenti servirebbe la musica adatta. Quel sabato di maggio, alzata la coppa al cielo e messa l’auto in strada verso la città più vicina -si va per strombazzare in piazza-, mentre andavamo coi finestrini abbassati per il caldo indotto dalla tensione della partita, ci siamo trovati senza musica. E se canti una canzone, Mou?
Le lacrime dell’allenatore e dei giocatori, gli abbracci affettuosi col presidente, lo sciogliersi di un’attesa durata oltre quarant’anni. La vittoria netta, pulita, esemplare di una squadra cosmopolita, internazionale davvero, timbrata nel finale dall’ingresso dell’unico italiano, quel Materazzi tanto bistrattato quanto intrattabile, campione del mondo e leader morale dello spogliatoio nerazzurro. “Zero tituli”, “Triplete”, “Non sono un pirla”, quel gestaccio con mani che mimano manette. Mourinho, figura di allenatore destabilizzante per il calcio italiano. Capace di esprimere idee, di imporre concetti, di provocare i mass-media. E geniale, sia come sportivo, sia come comunicatore. Memorabile l’intervista da sdraiato, in pullman, dopo la conquista dello scudetto. E se canti una canzone, Mou. Siamo giunti nel frattempo alla piazza. Che già risuona di canti e trombe e musica e rumori artigianali. L’atmosfera si riscalda, è festa vera. Interisti padani accanto a cinesi “intelisti”, le strisce verticali delle magliette confondono, rendono tutti un poco più uguali. Rispuntano ragazzi e ragazze, giovani, quelli che non si vedono se non in tivù, quando qualcosa non va. Ci riprendiamo gli spazi comuni, blocchiamo il traffico, togliamo la piazza alle auto, facciamo rumore, una volta tanto. Si festeggia fino a tardi, negli occhi ancora quelle due splendide perle firmate Milito, eroe mite della grande finale. Un pensiero va anche al capitano Zanetti, cuore e anima di questa squadra, più italiano di un italiano, lui che viene dal Sudamerica. Le polemiche sul dopo le lasciamo agli altri, materia per giornalisti, procuratori e avvocati. Ci godiamo la Triplete, che è tre volte vera. Un capolavoro. Tutto. Questa è l’Inter, questo è un pezzo di Italia. Sullo sfondo le mura medievali che sonnecchiano e lo sguardo vigile ma comprensivo del Giorgione.


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